La privacy al tempo del coronavirus: regole per l’uso

La privacy al tempo del coronavirus: regole per l’uso

di Nadia Martini - Privacy e cybersecurity

In questo momento di emergenza COVID-19, moltissime sono le domande delle aziende in
merito agli aspetti privacy da tenere in conto.

Molte società, enti, associazioni sportive (si pensi alle squadre di serie A) adottano infatti moduli di auto-dichiarazione, in cui chiedono a chi accede alla sede aziendale una autocertificazione di buona salute, di non aver contratto il Coronavirus, di non essere residente in zone rosse e di non aver contatti con soggetti infetti.
Altri si limitano invece a implementare un regolamento aziendale che preveda il divieto all’ingresso di chi abbia sintomi influenzali o febbre.
Altri ancora impiegano termometri o termoscanner all’ingresso che misurano la temperatura
corporea.
Ma comportamenti di questo tipo sono o meno in violazione della privacy e della riservatezza di cui parla ampiamente un regolamento – il famoso GDPR – che avrebbe assicurato a chiunque il maggior anonimato possibile?

Ebbene, il Garante, con un comunicato urgente del 2 marzo 2020 ha invitato “tutti i titolari del trattamento – enti pubblici e privati – ad attenersi scrupolosamente alle indicazioni fornite dal Ministero della salute e dalle istituzioni competenti per la prevenzione della diffusione del Coronavirus” nonché a non “effettuare iniziative autonome che prevedano la raccolta di dati anche sulla salute di utenti e lavoratori che non siano normativamente previste o disposte dagli organi competenti”.
In altre parole, il Garante, nonostante l’emergenza, invita a prestare attenzione al corretto bilanciamento fra sicurezza e salute e privacy, dimostrando che l’incolumità dei cittadini non consente sempre ed automaticamente la compressione della loro riservatezza.

Pertanto, mentre appaiono quasi indiscriminatamente lecite le soluzioni autorizzate da organi competenti (come i moduli e le rilevazioni termiche in aeroporto o in prefettura), non vale altrettanto per i moduli di autodichiarazione adottati dai privati, che andrebbero evitati.
Così anche per gli strumenti di rilevazione della temperatura (termometri, termoscanner, etc) laddove raccolgano dati personali (come, per l’appunto, la temperatura corporea).
Al contrario, paiono leciti sia i regolamenti che disciplinano l’ingresso, sia gli strumenti termici che non memorizzino dati personali ultronei, ovvero li cancellino immediatamente.
In tutti i casi di adozione di tali soluzioni, non potrà inoltre omettersi l’adozione di tutte le misure privacy: informative, contratti coi responsabili esterni, registri del trattamento e valutazioni di impatto, oltre al necessario parere del DPO.

Insomma, anche la privacy ha i suoi impatti al tempo del coronavirus.

 

Avv. Nadia Martini
Head of Data Protection – Rödl & Partner

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